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MELLON
- Parte
1
 
Si sentiva come quando si è addormentati. O meglio, come quando si sta per prendere sonno, sulla linea che c'è tra il sogno e la realtà. Krysta era lì, proprio su quella linea, e camminava lentamente. Si sentiva perso e non sapeva dove andare. Forse non si sarebbe più svegliato e avrebbe continuato a vagare lì, dove tutto sembrava sfumare in colori sempre nuovi. Non era in gran forma, e questo forse lo doveva allo scontro con Gevurah. La sua camminata era stanca e i suoi movimenti scoordinati.
Non riusciva a capire cosa gli stesse accadendo attorno. Tutto era come in un sogno di bambino, con i colori dell'arcobaleno a disegnare strane figure nell'aria e a mischiarsi per crearne di nuovi. Non finivano mai e il giallo sfumava nel verde e il blu nel viola. Ma Krysta non sapeva dove fosse. In un sogno non ci si chiede mai perché succede tutto quello che succede. Poi stranamente il suo pensiero andò agli altri: capì di essere solo e questo lo sorprese. In quel momento si rese conto di essersi abituato a stare in compagnia di altre persone.
Si portò una mano alla testa e poi aprì gli occhi. Poté vedere quel delirio di colori e luci solo per qualche breve istante, perché in poco tempo tutto quello che c'era in quello strano posto si addensò intorno a lui. Krysta guardò in alto sbalordito, ma senza poter sfuggire od opporsi fu travolto, e quando riprese conoscenza vide solo una stanza buia.
ANZIANA SIGNORA: Krysta... svegliati...
Il ragazzo vide davanti a sé una signora anziana che gli sorrideva.
ANZIANA SIGNORA: Finalmente... mi stavi facendo preoccupare sul serio.
Krysta sentì un forte dolore alla testa e si portò una mano alla tempia.
KRYSTA: Dove sono?
L'anziana donna sorrise felice e posò su una sedia i ferri e la lana che aveva in mano.
ANZIANA SIGNORA: Tu rimani qui, io vado a prepararti una tisana che ti tirerà su in un batter d'occhio.
KRYSTA: Ma...
Krysta tese una mano verso la donna, ma l'anziana signora era già uscita dalla stanza.
KRYSTA: Ma cosa diavolo...
Krysta si alzò in piedi e per qualche secondo pensò di non essere in grado di rimanere eretto.
KRYSTA: Al diavolo.
Prese il bicchiere d'acqua che era sul mobiletto e mando giù un paio di sorsi.
KRYSTA: Cosa ci faccio qui?
Si guardò intorno un attimo, ma era sicuro di non aver mai visto quel posto.
KRYSTA: Bah, maledizione!
Krysta uscì dalla stanza ed iniziò a cercare la donna. Era una casa in legno e all'interno di ogni stanzetta c'era un buonissimo odore. Una camera da letto, un bagno e un piccolo soggiorno. Quello che lo sorprese fu che alle pareti erano appese delle cornici vuote, senza foto né disegni. Anche nel soggiorno, sul tavolino al cui centro erano disposti in bella evidenza degli splendidi fiori, c'erano delle cornici argentate vuote. Quando entrò in cucina e non trovò nessuno, Krysta assunse un'espressione davvero buffa. Forse era la prima volta che sul viso gli appariva quell'espressione, ma non si rese conto di essersi solamente lasciato andare ad una reazione naturale. La signora non c'era e questo occupava la sua mente.
KRYSTA: Non ci sto capendo più niente.
Si avvicinò al tavolino in legno e, senza rendersene conto, prese un bicchiere e dell'acqua. Sedendosi iniziò a bere, come se quel posto non fosse veramente nuovo per lui.
KRYSTA: Chissà perché ho così tanta sete...
Era lì, seduto in quella cucina mai vista, con i gomiti sulle gambe e le mani sulla faccia, e pensava a cosa stesse succedendo. Si ricordava di Dollet e ricordava anche Gevurah. Ma non capiva come fosse finito in quella casa. E poi, mentre era immerso nei suoi pensieri, sentì una forte vibrazione e un rumore assordante.
Riuscì a rimanere seduto per miracolo e quando il pavimento smise di tremare si alzò e corse fuori. Quello che vide lo lasciò a bocca aperta. Fuoco e fiamme ovunque nel villaggio e da ogni direzione sentiva grida e lamenti, richieste d'aiuto e urla di dolore. Un corpo avvolto dalle fiamme gli passò davanti velocemente e poi cadde a peso morto per terra. Krysta chiuse per un attimo gli occhi sentendo bene il calore delle fiamme vicino al suo corpo. E poi niente.
In pochi istanti smise di avvertire le urla e il calore. Riaprì gli occhi e infatti le fiamme non c'erano. Nessuno urlava e nessun corpo bruciato cadeva ai suoi piedi. Pensò di essere in uno strano sogno. Camminò verso il centro del villaggio e quella piazza gli sembrò stranamente familiare.
Fece qualche passo molto lentamente per mettere a fuoco quel posto, ma prima che potesse capire, sentì di nuovo il terreno vibrare. Dietro le sue spalle poté sentire nitidamente una nuova esplosione: era appena saltata in aria una casa e due grida erano sfuggite via. Del sangue arrivò vicino ai piedi di Krysta, poi il silenzio.
Lui dal canto suo non credeva a ciò che stava vedendo. E quello che avrebbe visto sarebbe stato ancora più sbalorditivo. Improvvisamente una donna che piangeva gli si avvicinò e lo superò di corsa: aveva un bimbo in braccio e correva, correva più forte che poteva. Si allontanò, sfumando all'orizzonte.
Krysta, chissà per quale strano motivo, sembrò volerle correre dietro, per chiederle dove stesse andando. Forse voleva delle spiegazioni, ma rimase fermo dov'era, come immobilizzato. Dopo aver visto la donna svanire, si girò di nuovo verso la casa che era saltata in aria. Ma ora la casa era lì, intatta.
KRYSTA: Questo è un maledetto sogno.
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