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UN MORTALE CHE NON MUORE - Parte 1

Vento, sabbia, sabbia bagnata, fango.
Un odore acre, un odore di bruciato, un odore di morte.
Ancora non riusciva ad aprire gli occhi.

"Sangue! Questo è il mio sangue!"

Quella frase terribile gli rimbombò nelle orecchie, da chi l'aveva sentita pronunciare?
Gli ricordava qualcosa. L'aveva sentita due volte, ne era sicuro, ma da chi?
Sangue, sangue, ancora sangue.
Aprì gli occhi.
Sopra di lui il cielo era grigio, sconvolto, le nuvole sembravano essere state frammentate da decine di esplosioni, rivoli neri e bruciati si mischiavano al bianco e al grigio lasciando trapelare solo qualche spettrale raggio giallastro.

MIR: Dove sono?

Mir si sentiva come svuotato da ogni energia, si sentiva come morto, forse lo era. Nemmeno lui seppe come, ma riuscì a mettersi seduto provando fitte di dolore lancinanti, come se una vecchia ferita si fosse riaperta, una ferita marcia e incancrenita. Aveva voglia di vomitare, gli sembrava che la sua testa fosse sul punto di esplodere. La bassa pressione gli fece rifluire il sangue dalla testa, per un attimo vide solo nero, poi si stabilizzò e cominciò a guardarsi intorno.
Fango, detriti, detriti ovunque, legni carbonizzati, metalli sparsi e contorti, sassi, macerie.
Era tutto così desolante, era tutto così familiare. Il vento era l'unica cosa che faceva sentire il suo rumore.
Erano pezzi di armature quelli che vedeva? Riconobbe il blu, l'oro, l'argento e il nero: le divise dei soldati di un impero antico.
Sentì un forte dolore alla testa, cercò di scacciare quel pensiero. Si ripulì dalla bava, scesa dalla sua bocca senza che se ne fosse accorto. Era totalmente stordito. Non aveva nemmeno la forza di cercare di capire.

FLASH

SEILA: Non c'era scelta, il nemico è troppo forte per noi. So bene che quelle bombe sono pericolose e che distruggono ogni forma di vita nel raggio di chilometri, ma costituiscono l'unica speranza per l'umanità.

LARS: Ma...

SEILA: Lo so... sono troppo vicine alla nostra posizione... è la fine...

ZUHRAH: Ragazzi... volevo solamente dire... sono felice di morire assieme a voi, siete i miei migliori amici e vivrete per sempre nel mio cuore!

LARS (Sorridendo amaramente): Sono con te Zuhrah, ci incontreremo di nuovo nel prossimo mondo.

SEILA: E ci sarò anch'io! Questo è un arrivederci...

Le mani dei tre ragazzi si strinsero saldamente ognuna intorno alle altre, alcune lacrime bagnarono il volto sorridente di Seila, poi un'intensa luce bianca avvolse ogni cosa.

FLASH

ZUHRAH: Lo so! Ma cosa possiamo fare contro di loro? La quinta e la sesta barriera sono state annientate in pochi minuti! Dovessimo affrontare un altro di quei draghi, moriremmo di sicuro!

LARS: Non ricordi più chi sei? Tu sei Zuhrah The Thunder, uno dei più valorosi guerrieri dell'impero di Centra! Noi siamo preposti alla difesa della quarta barriera e giuro qui di fronte al Grande Hyne che non permetterò a nessuno di distruggere tutto ciò che ho di più caro in questo mondo!

FLASH

LARS: Esattamente, dolcezza!

SEILA: Non chiamarmi così! Io sono Seila The Ironfist! Figlia del Generale Neo The Ironfist!

LARS: Ok! Ok! Conserva la tua rabbia per i draghi!

FLASH

Mir ritornò bruscamente alla realtà e si ritrovò supino, leggermente inarcato, con la testa che premeva contro il terreno fangoso. Le mani stringevano con forza il suo stesso cranio, mentre un urlo straziante e lungo come un'agonia fuoriusciva dalla sua bocca spalancata e contratta fino al limite. Il dolore era atroce, aveva l'impressione che una decina di uncini ricurvi si infilassero e si contorcessero all'interno della sua mente. Ansimava, sudava, il suo cuore era impazzito, voleva esplodere, ma poi tutto in un lampo finì.
Rimase ancora per un po' dolorante e ansimante, cercò di scacciare quei pensieri, cercò di rimettersi in piedi. Era ancora in mezzo a quello scenario di distruzione. Ora vedeva qualcos'altro semisepolto nella melma. Erano resti umani, migliaia di resti umani, dilaniati, semicarbonizzati. Un conato di vomito lo colse quando si rese conto che non era pioggia ciò che rendeva fangoso quel terreno. Guardò inorridito le sue mani. Un rosso bruno mischiato a terriccio e frammenti di vetro e metallo le ricopriva.

VOCE: Voglio raccontarti la mia storia.

   
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