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IL TEMPO DELLE LACRIME - Parte 1

I raggi del sole che riuscivano a filtrare tra le fitte fronde degli alberi le ferivano gli occhi. Ricordava la battaglia, la creatura innominabile contro cui aveva combattuto. Poi era tutto molto confuso. Ricordava un'esplosione e poi un'altra più piccola, ma diretta verso di lei, e poi un'altra ancora. Ricordava di essersi gettata verso il fitto della foresta con la forza della disperazione. Era stata colpita e sbalzata via, oltre i cespugli. Si era schiantata contro un albero e poi più nulla.
Di colpo sgranò gli occhi e in un lampo tornò cosciente. Cercò di sollevarsi da terra, la testa pulsava violentemente e la schiena lanciava intense fitte di dolore. Valentine gemette, ma decise di ignorare i messaggi del suo corpo che la imploravano di riposare. Barcollando si alzò in piedi appoggiandosi al tronco di un albero. Ebbe un attimo di mancamento in cui vide tutto buio, ma si riebbe poco dopo. Una sola cosa le importava in quel momento: doveva trovare i suoi amici e accertarsi che stessero tutti bene. Zoppicando mosse alcuni passi, cercando di orientarsi. Non passò molto prima che riuscisse ad individuare Jean. Era riverso al suolo, supino, in una posizione scomposta. Valentine si inginocchiò al suo fianco e usò subito su di lui uno dei suoi incantesimi curativi. Jean lentamente aprì gli occhi. Si alzò di scatto, ma questo gli fece provare un'intensa fitta di dolore. Digrignando i denti tornò a sdraiarsi e strinse con le mani il torace. Gridò rabbioso e sofferente, non aveva bisogno di una radiografia per sapere che l'intero lato sinistro della sua gabbia toracica era in frantumi. Valentine fece il possibile per curarlo, se non altro le lesioni interne guarirono, ma ci voleva ben altro per riaggiustare le ossa. Jean si fece coraggio e si rialzò in piedi, provava meno dolore, ma dovette comunque fare appello a tutta la sua forza di volontà.

VALENTINE: Jean, no! Nelle tue condizioni devi rimanere immobile.

JEAN: Non posso rimanere semplicemente sdraiato, quando i membri della mia squadra sono dispersi e forse in fin di vita chissà dove.

Valentine stava per rispondergli, ma poi si trattenne. Jean aveva ragione, bisognava cercare gli altri e prestare soccorso anche a loro.

JEAN: Per caso sai dove sono?

Valentine scosse la testa. Il Capitano cominciò a trafficare con la ricetrasmittente cercando a più riprese di ottenere una risposta, ma fu tutto vano.

JEAN: Dannazione! Valentine, dobbiamo cercarli. Dove ci troviamo adesso? Questo non è lo stesso posto in cui abbiamo combattuto.

Jean si guardò intorno.

JEAN: Di là! Riesco a intravedere il punto in cui Doom Gaze ha incenerito mezzo ettaro di foresta.

La ragazza rimase immobile e silenziosa, un dolce sorriso le disegnava le labbra, ma un'ombra le velava gli occhi.

JEAN: Valentine? Che ti prende..?

Jean corrucciò la fronte e scrutò la ragazza, preoccupato.

JEAN: Cos'è successo?

Una lacrima scivolò sulla guancia della giovane.

VALENTINE (Sussurrando): Capitano... Jean...

La giovane barcollò e non fosse stato per il tempestivo intervento di Jean sarebbe crollata a terra. Il Capitano digrignò i denti cercando di soffocare il dolore causato dal rapido movimento. Adagiò lentamente la ragazza sull'erba e non appena scostò la mano si rese conto di come il palmo si fosse ricoperto di sangue.

JEAN: Ma... cosa? Stupida! Perché non hai pensato a curare te stessa prima di venire a cercarmi?!

Il Capitano esaminò la ferita. Non era molto profonda, ma si era aggravata a causa degli sforzi compiuti. Lentamente Valentine riaprì gli occhi.

VALENTINE: Non preoccuparti Jean... non è poi grave come sembra, sai...

Detto questo la ragazza svenne. Jean invocò Uriel, gli ordinò di curare le ferite della ragazza e di rimanere al suo fianco. Raccolse poi un ramo da terra e lo utilizzò come bastone per andare a cercare gli altri.

JEAN: * Dannazione! Tutti... tutti quelli che mi stanno vicino finiscono per soffrire... e io non sono abbastanza forte da difenderli. A che serve uccidere da solo un drago se non sei capace di proteggere chi sta al tuo fianco? Maledizione... *

Un fruscio di foglie distolse Jean dalla sua cupa riflessione. Un cespuglio vicino continuava a muoversi come se qualcosa stesse tentando di mimetizzarsi in modo maldestro tra le sue fronde. Se non si fosse fatta vedere entro tre secondi avrebbe attaccato. Conosceva qualche tecnica di combattimento senza armi e, a costo di perforarsi un polmone con i frammenti delle sue stesse costole, non avrebbe esitato a sfoderare le sue mosse migliori.

JEAN: * Uno... due... tre... ora! *

Con uno scatto Jean balzò al di là del cespuglio e puntò con fare minaccioso il bastone verso lo sconosciuto.

KRYSTA: E questo sarebbe il modo di salutarmi? Avevo capito che non ti stavo simpatico, ma fino a questo punto...

JEAN: Dannazione... Ma che diavolo ci facevi nascosto dietro il cespuglio?

KRYSTA: Ho sentito la tua voce, mi stavo trascinando verso di te finché non mi sono impigliato.

Jean dette una rapida occhiata alle condizioni del suo compagno. Era ridotto piuttosto male, aveva tutte e due le gambe spezzate e sospettava che non fossero le uniche due cose rotte. Non c'erano segni di ferite sul suo corpo, da ciò intuì che Krysta aveva già fatto uso delle sue magie curative.

JEAN: Non sei un bello spettacolo...

KRYSTA: Tu non lo sei mai stato.

Jean non poté fare a meno di ridere, anche se si interruppe subito. Aveva appena scoperto che ridere quando hai mezza cassa toracica fracassata non è una bella esperienza.

KRYSTA: Hai visto qualcun altro?

JEAN: Sì, Valentine... È ferita, ora sta riposando... Tu sai per caso dove sono gli altri?

KRYSTA: No... è accaduto tutto troppo in fretta. Quando mi sono risvegliato, sul campo di battaglia c'ero solo io. Spero siano tutti vivi.

JEAN: Non dirlo neanche per scherzo. Nessuno di loro è morto... non potrei mai permetterlo.

KRYSTA: Piantala. Sei ridicolo a parlare così...

JEAN: Ho cercato di chiamarti prima, che fine ha fatto la tua ricetrasmittente?

KRYSTA: È andata distrutta.

JEAN: Coraggio, ti aiuto a raggiungere Valentine, nelle tue condizioni puoi fare davvero poco.

Krysta fece una smorfia, ma accettò l'aiuto del Capitano; se provava dolore non lo dava e vedere. Valentine era ancora al solito posto, in stato di incoscienza.

JEAN: Tornerò presto.

   
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